Alimentazione emozionale

In molte vite e ambiti lavorativi, l’alimentazione svolge un ruolo di rilievo. Ti sei mai chiesto quale ruolo occupa nella tua vita? Con che frequenza riesci a preparare un pasto delizioso per te stesso o per i tuoi cari? Il cibo ha sempre avuto un ruolo centrale nelle nostre esistenze: oltre a fornire nutrimento, ha molteplici significati. Ha un valore economico e può essere offerto e ricevuto come dono o necessità. In diverse parti del mondo, ci sono realtà in cui la mancanza di cibo è un problema vitale, mentre altrove l’industria alimentare produce una vasta gamma di cibi, dall’enogastronomia al fast food, e le persone continuano a consumarli e acquistarli. Un buon pasto soddisfa il palato, appaga la vista e rimane impresso nella memoria. Il nostro benessere dipende in larga parte da come ci rapportiamo al cibo. Oggi vorrei esplorare il tema dell’anoressia e delle emozioni ad essa legate. La definizione di anoressia nervosa, come estratta dal DSM5, comprende diversi criteri: L’anoressia non è l’unico disturbo del comportamento alimentare; esistono altre condizioni, come la bulimia e i disturbi alimentari non specificati (DANAS), che condividono caratteristiche con entrambi o con uno dei due disturbi principali. Le emozioni svolgono un ruolo fondamentale: l’obesità e l’anoressia possono essere considerate due facce della stessa medaglia, manifestandosi attraverso eccessi e privazioni. Ciò che accomuna queste condizioni è la mancanza di accettazione del proprio corpo e del proprio sé: nell’anoressia, il sentimento predominante è il rifiuto. Dalle mie osservazioni cliniche, ho notato che chi soffre di anoressia tende a isolarsi e a evitare l’attenzione. Mentre l’obeso occupa spazio, l’anoressico cerca di occuparne il meno possibile, fino a diventare quasi invisibile. Solitamente prediligono colori scuri e cercano di sedersi vicino all’uscita quando sono in compagnia. Sono persone riservate, che parlano poco e preferiscono ascoltare. Se riconoscono di avere problemi con il cibo, difficilmente cercheranno aiuto volontariamente, a meno che non siano spinti da qualcun altro. Sono molto critici verso se stessi e perseguono costantemente la perfezione. Questo comportamento può essere identificato con quello del “fuggitivo”, come descritto da Luis Bourbeau nel suo libro “Le 5 ferite e come curarle”. Queste persone temono il panico improvviso e evitano di legarsi a cose materiali che potrebbero ostacolare la fuga. La loro attenzione è rivolta al mondo intellettuale e spirituale, dove si sentono al sicuro. Per loro, il cibo è spesso considerato una perdita di tempo e mangiano in modo rapido e poco contemplativo. Il pasto è vissuto come un momento di disagio, preferendo zuccheri semplici e pasti veloci. Inoltre, spesso evitano di mangiare in compagnia e consumano i pasti in piedi o mentre sono impegnati in altre attività. Per superare questo disturbo, è fondamentale riconoscere l’esistenza del problema e cercare aiuto da professionisti specializzati. Il percorso verso un rapporto sano con il cibo sarà graduale e introdurrà nuove sensazioni ed esperienze. L’alimentazione diventerà finalmente una fonte di piacere sensoriale ed emotivo. La preparazione e il consumo di piatti gustosi saranno un mezzo per riconnettersi con la realtà fisica e sensoriale. Il superamento di questa ferita attraverso il rapporto con il cibo rappresenta il primo passo verso la felicità. Dott.ssa Alessandra Misso Centro Medico San Lorenzo

Il piatto bilanciato

Il concetto di un piatto bilanciato è un argomento cruciale nel mondo della salute e della nutrizione. Tra i diversi esperti del settore, ognuno ha le proprie teorie e preferenze, ma esiste un modello di alimentazione equilibrata ampiamente riconosciuto e promosso dalla prestigiosa Harvard University. Esaminiamo insieme questo modello, che è organizzato secondo principi fondamentali per una dieta sana e bilanciata. Il piatto proposto dall’Università di Harvard è diviso chiaramente in due metà. La prima metà è dedicata agli zuccheri semplici, rappresentati principalmente dalla frutta fresca e dalle verdure di stagione. È importante sottolineare l’importanza della stagionalità nella scelta degli alimenti. La natura, con la sua saggezza millenaria, ci offre i prodotti più adatti al clima e alle nostre esigenze nutrizionali. Tuttavia, è cruciale limitare il consumo di zuccheri semplici, come quelli presenti nella frutta, a non più di tre porzioni al giorno. Gli zuccheri in eccesso non possono essere adeguatamente metabolizzati dal nostro corpo e quindi vengono immagazzinati sotto forma di grasso, con effetti negativi sulla nostra salute. Nella seconda metà del piatto troviamo gli zuccheri complessi, rappresentati principalmente dai cereali integrali. Questi alimenti sono ricchi di fibre, fondamentali per la salute del nostro intestino e per garantirci una sensazione di sazietà più duratura. La scelta di cereali integrali è preferibile poiché conservano intatte tutte le componenti nutrienti, comprese le fibre, che vengono rimosse durante la raffinazione. Per quanto riguarda le proteine, è importante optare per fonti di alta qualità biologica, come carne magra, pesce, uova e legumi. Questi alimenti forniscono amminoacidi essenziali e svolgono un ruolo fondamentale nella costruzione e nel mantenimento della massa muscolare. Tuttavia, è consigliabile limitare il consumo di carne, data la tendenza diffusa verso un’eccessiva assunzione di proteine nella dieta italiana. Un consumo eccessivo di carne non solo può essere dannoso per la salute, ma anche per l’ambiente, data l’impronta ecologica associata all’allevamento intensivo. Questo modello di piatto bilanciato proposto dalla Harvard University può essere un valido punto di riferimento per tutti coloro che desiderano seguire un’alimentazione equilibrata, indipendentemente dall’obiettivo di perdita di peso. Seguire queste linee guida può contribuire non solo a migliorare la nostra salute, ma anche a promuovere il benessere del pianeta attraverso scelte alimentari consapevoli e sostenibili. Dott.ssa Alessandra Misso Centro Medico San Lorenzo